Solitudini

Scritto da Stefania Mariani e edito da Fondazione Mario Luzi Editore, questo testo viene così descritto da Mattia Leombruno.

Al di là dello specifico della narrazione, che il lettore potrà amabilmente gustare – nell’intreccio poligonato di accadimenti e personaggi, Ottavio, Emma e la fioritura di eventi attorno a loro – la divergente sovrapposizione delle biografie compone viepiù un mosaico comune e unitario, in cui anche le infrante schegge del passato di ciascuno, i punti nodali irrisolti sino ad allora, il suo groviglio indistricabile, si compone finalmente in una chiarità di simboli, svela un senso pieno e perciò eloquente che rivela il mistero custodito della vita. E tutto appare, d’ora in avanti, attraversato da una luce di senso, da una significazione profonda, si anima e ci anima da dentro, infittisce di una dialettica che risuona in noi con inattesa finitudine. Il seme della vita ci chiama ai suoi frutti, talora dolenti primizie d’inverno, anche quando tutto pare perduto, incordato, non più in grado di essere una volta ancora: il peso degli anni, l’inviolabile fissità degli eventi, il pianto sconsolato innanzi al muro del tempo finito, e così i pentimenti e altre dolenti note del passato ancora attuale.

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