Piuttosto m’affogherei. Storia vertiginosa delle zitelle

Cita, zita, zitella, una parola antica che in origine indicava la ragazza non maritata; una parola diventata un insulto nell’ordine di un patriarcato stretto, che non concepisce per una donna altro destino che il matrimonio. Ma come si sa, ogni patriarcato è orbo e la sua lingua limitata. La storia illumina invece la ricchezza dei modi in cui la società si è articolata, in cui donne e uomini hanno potuto trovare un proprio spazio svicolando fra istituzioni spesso feroci.

Enciclopedia-delle-donne-Piuttosto-m'affogherei-001“Qual era il rapporto tra le zitelle vere e le donne che, rimaste vedove, non accettavano di sposarsi, o che si sposavano il più tardi possibile, o che fuggivano, in qualche modo, dal matrimonio? E, infine, che relazione c’era tra certe forme di aggregazione religiosa delle donne, tra certi cenacoli di artiste, che magari sorgevano all’ombra del convento, e la scelta di non sposarsi?”

“La percentuale di persone non sposate, in passato, è sempre stata rilevante. In particolare nel Seicento. Parole come ‘peccato’, ‘concubinato’, ‘dannazione’ non hanno frenato l’istinto di uomini e donne dall’organizzarsi come meglio sembrava loro e non come meglio sembrava alle istituzioni, politiche e religiose.”

Edito da Enciclopedia delle donne e scritto da Valeria Palumbo.

 

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